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17/08/14

Il sacro infuso ai frutti rossi

Questo è il mio infuso più prezioso:
infuso-frutti-rossi

Me l'ha regalato M. e ha dentro un ricordo. Quando apro la scatolina di latta mi sembra di tornare tra le canne di bambù che scricchiolavano al vento, tra i pappagalli che volavano liberi e che lei mi indicava col naso all'insù. In quei giorni aveva spesso il broncio, M., ma era proprio un bel broncio, perchè passeggero. Che bella che era, avreste dovuto vederla.
La conosco da una decina d'anni ed è da allora che mi dice sempre:
- Sai, vorrei tanto avere i capelli rossi, però non li voglio tingere, sono così belli da naturali.
Io l'ho vista poche volte a distanza di anni, e tutte le volte i suoi capelli erano rossi. Non un rosso carota, ma un rosso leggero e lucente, non so. I suoi capelli sono un po' la sintesi delle nostre vite: l'impossibilità di vedere ciò che già abbiamo.

Bere questo infuso è così bello che non lo bevo mai. Non è solo paura di sciuparlo, è qualcosa di molto più contorto e che applico a tutte le cose buone che ho. Non è mai il momento giusto, ho sempre altro di più urgente da fare e, quando invece non devo fare nulla, trovo che la casa sia troppo disordinata e la bellezza del prezioso momento tra me e l'infuso si rovinerebbe a causa del brutto contesto. E' come se non mi sentissi all'altezza nemmeno di bere un infuso, è come se non fossi abbastanza nemmeno per potermi gustare un ricordo.

M. dice spesso che a scuola ci insegnano un sacco di roba inutile che non ci servirà mai a nulla e non ci insegnano una cosa di vitale importanza: imparare a stare bene e a volersi bene.

Poco fa avevo mal di testa, avevo un solo antidolorifico per farmelo passare, un sacco di roba da fare, la casa in disordine, la tavola piena di briciole. Frugavo nella dispensa a caccia di qualche tè mediamente scarso con cui accompagnare l'antidolorifico. Ho visto la scatolina gialla dell'infuso di M., l'ho aperto giusto per annusarlo. Una ventata di fiori e frutti è uscita dalla scatola. Delizioso, sublime. Quindi inadatto. L'ho richiuso e ho continuato la mia ricerca di tè medio scarsi da discount.

Poi ho pensato che sono proprio un'imbecille.
Ho pensato alla mia coinquilina che mi dice che dovrei darmi al volontariato, quando le spiego che non ritengo valga la pena cucinare solo per me stessa.
Ho pensato a mia madre che si affaccenda da mattina a sera per occuparsi di tutti quanti, eppure non osa nemmeno mettersi lo zucchero nel caffè, non perchè le piaccia amaro, ma perchè di certo non ne vale la pena.

Mai visto un momento peggiore di questo per bersi il sacro infuso di M., eppure l'ho bevuto. Sulla tavola sporca, col mal di testa, le palle girate, in pigiama, sudaticcia e incazzata, con mille cose da fare.
Questo infuso ce l'ho da un anno e mi sono permessa di berlo soltanto 2 volte. Questa è la terza. Faccio così con tutto.
Ci ho veramente rotto il cazzo.

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6 commenti:

  1. E berlo in un momento così era il regalo più bello che potessi farmi. Perchè è un regalo che hai fatto a te stessa.
    Ti voglio bene ♥

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    1. secondo me abiti dentro alla scatolina gialla e non me lo vuoi dire, e ogni volta che la apro ti nascondi sotto ad un fiore di ibisco per non farti scoprire.
      manchi.

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    2. Essendo un folletto dei boschi non escluderei questa possibilità.
      Porta pazienza, ancora pochi mesi e ci potremo riabbracciare :) Io sono fiduciosa!

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    3. A Natale col lavoro che faccio mi sa proprio di no, ma dopo Natale spero proprio di si, o di poterti ospitare io quanto prima <3

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  2. :)

    Hai fatto bene a berlo.
    ( eh si, facciamo fatica a non vedere, perchè non vogliamo vedere).


    ho cambiato "casa", ti seguo volentieri.

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