Zucchero Nero
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06/05/13

Guglielmo Scilla e l'inganno della morte, il nuovo libro di Willwoosh

Guglielmo Scilla, su youtube Willwoosh, dopo averci conquistati tutti ed essersi poi prostituito nei cinepanettoni ed in commedie d'amore poco interessanti, pubblica un libro tutto suo: si chiama "L'inganno della morte" e uscirà l'8 maggio.
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Guglielmo Scilla e la copertina del suo nuovo libro
Io lo leggerò. Sono curiosa di capire cosa passa per la testa di questo ragazzo, certamente talentuoso nel campo dell'intrattenimento, ma per il resto? Per me rimane un punto interrogativo, per il momento. Potrebbe essere un genio oppure un attoruncolo qualsiasi. Il modo più veloce ed efficace per scoprire cosa contiene il cervello di una persona è leggere ciò che scrive e siccome non ho mai capito se questo Willwoosh è davvero sveglio o fa finta, lo leggerò.



Un tizio di cui sono rimasta piacevolmente stupita solo dopo aver letto i suoi libri è, per esempio, Ligabue. Viviamo in un mondo in cui chiunque può spacciarsi per chiunque e dietro ad una facciata di cantante profondo ed emotivamente sensibile si cela facilmente un coglione. Accade soprattutto nel mondo dello spettacolo, dove basta un po' di fumo degli occhi e la gente inizia ad idolatrare chiunque. Un altro tizio il cui cervello mi incuriosisce è Allevi, che fa dei gran bei discorsi ma puzza vagamente di artefatto, per cui indagherò tra le sue scritture.

Tornando a Guglielmo Scilla, nonostante mi incuriosisca molto come personaggio, non ho mai letto il suo libro precedente e mai lo leggerò. I libri tratti dai film sono abbastanza inutili come strumenti d'indagine dell'animo umano, perchè del tutto artefatti, in quanto mere operazioni commerciali.

La prostituzione di Willwoosh mi ha intristita molto. Ricordo che eravamo in giro e qualcuno mi ha indicato la locandina del film "Matrimonio a Parigi" lamentandosi del fatto che il cinema italiano non si stanca mai di propinare cagate. E lì, con mio grande orrore, riconobbi tra gli attori la faccia di Willwoosh, con sotto il nome inequivocabile "Guglielmo Scilla". Rabbrividii. Perchè, ragazzo mio, perchè?

D'altro canto, bisogna spezzare una lancia a favore della prostituzione artistica. Sarebbe bello se ognuno di noi potesse fare ciò che gli piace senza render conto a nessuno, sarebbe molto bello, ma con la passione non ci cuoci la pasta. Per cui, la prostituzione è quasi necessaria. Togliamoci dalla testa l'idea dell'artista romantico che vive sotto un ponte e dipinge per strada, quella è utopia. Rimbaud viveva in un granaio e non aveva un soldo, ok, ma quanto ha vissuto? Se uno vuole fare l'attore o, molto più semplicemente, vuole tirare a campare, prima o poi sarà costretto a prostituirsi artisticamente.

A questo punto, in un mondo di coglioni che si spacciano per cantautori e grandi artisti costretti a fingersi coglioni, diventa davvero difficile capire chi ha talento e non lo usa, chi non ha talento e fa finta di averlo, chi ha un cervello pensante e chi no. E' tutto un gioco di maschere.  Ma quando scrivi non puoi recitare. Per quanto ti nasconda dietro personaggi ed intrecci, quando scrivi sei tu, nudo e crudo, non c'è verso.

Ho già prenotato l'inganno della morte sul sito della feltrinelli, al prossimo ordine me lo puppo, sempre se non decido di leggermelo in libreria e amen. Vedremo. Lo vendono anche su amazon, su ibs invece non l'ho trovato. Caro Willwoosh, mi raccomando, non farmi cadere le palle.

61 commenti:

  1. °-° Ottima segnalazione, ci farò un pensierino anche io!
    Peccato che appena scoperto il fatto, ovvero che anche Guglielmo ha scritto e pubblicato un libro, la mia mente malvagia mi ha costretto ad avere pensieri poco gentili sulla mia persona... XD

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  2. premetto che non ho idea di chi sia willwosh, quindi boh.
    però sinceramente penso che il discorso sulla "prostituzione" sia un po' approssimativo. più che altro perché se vuoi "essere onesto" (con la tua "arte", qualunque cosa tu stesso riconosci che lo sia) puoi trovarti un lavoro vero che ti consenta di mangiare e nel mentre coltivare il tuo talento come meglio credi. in realtà credo che ognuno abbia quello che vuole, e naturalmente, alla fine, che si merita. l'unica cosa per cui tu, da fuori, puoi dire "oh, che peccato!", e, per fare la rima, il "talento sprecato".

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  3. nell'ultima frase non è "e", ma "è*". eheh

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    1. sì, ma le energie non sono illimitate. qualsiasi tipo di lavoro, per essere svolto bene, richiede un minimo di impegno, e cosa c'è di più bello che impegnarsi in qualcosa che ci piace fare e coniugare la passione al lavoro? a me piacerebbe, che ne so, scrivere per una rivista stupida da teen ager. Anche se non è intellettualmente stimolante, mi divertirei a farlo. Non so.

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    2. sì, ma se hai talento ti viene più difficile allacciarti le scarpe che non scrivere un racconto di 3000 parole.
      quindi ribadisco: secondo me ognuno ha quello che vuole. puoi dire, in tutta franchezza che ci siano delle "occupazioni" (benzinaio, scrittore, capo d'azienda, attore per i fratelli vanzina)che siano più "nobili" di altre?
      se io scrivo è perché mi viene spontaneo, così come viene spontaneo ad una tizia di girare tutto il giorno per negozi cercando "il giusto lucidalabbra" che faccia catarifrangere la sua boccuccia di rosa. magari alla fine della giornata io ho scritto solo cazzate e lei non ha trovato il giusto abbinamento di make up, e siamo entrambi tristi. l'intensità di quella frustrazione (o soddisfazione, se entrambi abbiamo raggiunto i nostri scopi)è qualitativamente diversa? e quantitativamente?
      penso che se finisci a recitare in un cinepanettoni è perché lo vuoi fare, non perché muori di fame. così come, nella maggior parte dei casi, il morire di fame, se posso essere cinico.

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    3. ognuno ha il suo concetto di nobiltà. per me sarebbe poco nobile scrivere per la rivista di cioè o scrivere, che ne so, la sceneggiatura del grande fratello, ma preferirei far quello piuttosto che occuparmi di contabilità, perchè quello mi diverte e la contabilità invece mi deprime.

      quindi, se uno fa il cinepanettone, non è detto che dentro di sè abbia la totale coglionaggine, magari vuol fare il regista. così come non è detto che una ipotetica sceneggiatrice del grande fratello abbia dentro di sè il gusto per il gossip.

      se a me piace coltivare fiori e un tizio mi commissiona una pianta di cavolo, certo non mi piace coltivarla, però non mi annoio a farlo perchè sempre una pianta è.

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    4. ah beh...ma allora se non si riesce a fare "quello che si vuole fare" (neanche contornandolo di cose "accettabili solo approssimativamente") vuol dire che non si ha talento...e allora di che ci si lamenta a fare?
      per dire, il caro Kafka faceva l'avvocato mi pare (o una cosa simile), i libri non magari non li ha conclusi, ma li ha scritti, e c'è tanta gente che li legge.
      vuoi avere la fama? vuoi vivere bene? allora fai i cinepanettoni e poi scrivi grandi romanzi. ma il punto è quello: tu vuoi la fama, non i grandi romanzi!
      penso che chi "cede alle lusinghe" (o scende a compromessi) e chi "muore di fame" (letteralmente "non ha di che mangiare", o non ha la vita ((reddito finanziario)) che desidera) in fondo abbia un difetto di carattere. oppure sia privo di talento.
      entrambe le cose non sono negative di loro, però ti impongono di fare una strada differente.

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    5. Esempio che calza a pennello per far capire quanto è deprimente far un lavoro che non ci piace. Kafka lavorava in un grigio ufficio. Faceva sempre incubi, sprizzava tristezza da tutti i pori e il suo livello di autostima era praticamente sottoterra, molti dei suoi scritti son stati pubblicati postumi e contro la sua volontà perchè a lui facevano schifo. Io amo Kafka, ma una vita come la sua non la auguro a nessuno. Chissà, se magari invece di lavorare in un triste ufficio avesse lavorato per qualche giornale, magari non avremmo oggi una sfilza di incubi trasformati in capolavori, ma lui avrebbe potuto essere un pochino soddisfatto di sè stesso, un pochino felice.

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    6. non so, sinceramente io sarei meno infelice lavorando "in un grigio ufficio" (ma facendo qualcosa di TOTALMENTE diverso dallo scrivere) che lavorare per un (pur luminosissimo) giornale, che invece mi impone di scrivere secondo schemi precisi. comunque, nella vita ci sono tante cose, il problema è che (nell'esempio di kafka) certe volte uno se le scorda e allora punta tutto sulla sua arte, e se non la può portare avanti come gli pare (nemmeno quella)...allora beh...bene che ti vada poi ti immagini di trasformarti in uno scarafaggio :)

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    7. ah-ehm.. non mi risulta XD

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  4. Sono curioso, ma anche spaventato.
    L'ultima volta che è successa una cosa del genere fu Fabio Volo... mi piaceva un sacco quando faceva il cazzone in tv, e poi ha cominciato a scrivere roba melensa

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    1. Sei troppo drastico con Fabio Volo, poveraccio. I suoi libri non sono poi così melensi. Son troppo leggeri semmai. Secondo me pensi che siano melensi perchè ti han fatto venire la nausea a forza di citarlo su fb.

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    2. Mi sono impegnato a leggere "esco a fare due passi", ed ha scalato in poche pagine la classifica degli "autori più fastidiosi che conosco" xD

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    3. anch'io ho letto quello. non è malaccio. insignificante sì, ma non fastidioso, poveretto!

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    4. insignificanti ⊂ fastidiosi

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    5. non parlarmi in vincenzese @.@

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    6. Gli insignificanti fanno parte dei fastidiosi

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    7. non è detto. ci sono insignificanti innocui ed insignificanti fastidiosi. diciamo che gli insiemi del fastidio e dell'insignificante si incrociano, ecco.

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  5. Il problema, al di là dei veri coglioni e dei veri artisti talentuosi, è che in Italia non ci sono più i produttori di una volta, non c'è più chi mette il grano e fa lavorare gli artisti validi con progetti validi ma, al 90% dei casi, lavorano solo quelli che vendono in un mondo che compra al 90% roba commerciale. Guglielmo Scilla secondo me ha talento sia come attore che come regista (considerato che è molto giovane e autodidatta) ovviamente in ambito comico, quindi fa bene a farsi un minimo di curriculum nei cinepanettoni e nelle commediole. L'importante è che poi cerchi di fare anche cose che piacciono a lui e non solo a Vanzina e a chi ci mette il grano.
    Sputtanamento mi sembra una parola un po' pesante, siamo in un mondo dove non durano nemmeno i fagioli in barattolo, figuriamoci la popolarità di un attore emergente. Forse è più "grave" che abbiano fatto un cinepanettone Lilo e Greg (ma anche loro avranno un mutuo e una famiglia...boh), semmai è peggio se li fa la Hunziker, che vuole tanto fare la bravina bella e buona e poi partecipa ad una delle sceneggiature più volgarizzate e parolacciate del decennio.

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    1. Non sputtanamento ma prostituzione. Sì, è un termine pesante, mi sto abituando da poco all'amara idea di arte presa in considerazione solo se vendibile, quindi tendo ad usare termini pesanti e toni drammatici, forse perchè mi rode da morire.

      Non è che mancano i produttori di una volta, è che mancano proprio i soldi. Se un produttore è ricco sfondato e ha soldi da buttare dalla finestra, magari li dedica a robe interessanti ma non vendibilissime, e un tempo potevano farlo.

      Già, è quello il punto. L'importante è che si tirino fuori anche cose decenti, oltre che quelle vendibili. Non so, nonostante si parli malissimo di Fabio Volo scrittore, secondo me non è l'ultimo dei cretini, ha un cervello che funziona, nonostante non sarà mai il must della letteratura italiana comunque mi sembra una persona a suo modo valida.

      Ecco, mi auguro di scoprire una validità anche in Willwoosh scrittore.

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    2. ma la piantiamo con questa idea che fa "dell'artista" una specie di povero demente in grado di produrre unicamente opere d'arte ispirate da un genio misterioso e indecifrale che lo rende incapace di vivere nel mondo reale?! sono tutte cazzate. se una persona ("artista" o quel che è) ha un cervello, è perfettamente in grado di farsi produrre o di proporsi in modo vincente. la figura di artista tormentato da un "qualcosa" da esprimere che gli rende impossibile sopravvivere è un mito ottocentesco, secondo me l'ha inventato baudelaire. nei tempi antichi (quelli in cui "c'erano i produttori di una volta" cara vanessa, e anche quelli dei greci, dei romani, e di tutti quei ragazzoni con gli elmetti e il fiasco di vino che si vedono nei documentari di piero angela) nei tempi antichi l'artista era un artigiano che produceva templi, spettacoli teatrali, poesie, sculture su COMMISSIONE. e noi siamo così disperati dal non trovare il nostro vero io artistico che prendiamo a modello questi nostri grandi predecessori di 100, 500, 1000, 2000 anni fa, che riuscivano sì a ficcarci dentro del loro, ma dentro degli schemi appositamente ritagliato per le necessità delle poleis, della politica espansionista, del romanzo d'appendice da pubblicare a puntate sul giornale per signora. e noi li prendiamo a modelli. com'erano cazzuti loro, noi ce lo sogniamo. ma solo perché non ci sono più i produttori di una volta accidenti. se c'erano, io me ne stavo tutto il giorno lì a lisciarmi i baffi scrivendo versi memorabili mentre la gente che lavorava nei campi per darmi da mangiare era del tutto analfabeta.
      poveri artisti, mica è colpa loro se non sono capaci di arrangiarsi, se SONO COSTRETTI a toccare le tette di una svedese ripresi dai fratelli vanzina per tirare a campare. poveri artisti, loro la buona volontà ce la mettono...se fosse per loro, se sapessero fare qualcosa, loro cambierebbero il mondo.

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    3. non proprio. non sempre un grande cervello equivale ad un grande successo. la fenomenologia delle arti contemporanee si snoda in un'intricata nassa fatta di critica, marketing e riscontro sul pubblico. il talento influisce in parte sul successo, così come in parte influisce il modo di porsi dell'artista, entrambi sono degli aspetti secondari che solo in alcuni rari casi fanno la differenza. nella maggior parte dei casi è mera questione di conoscenze e di culo. sì, nessuno è costretto a realizzare arte di serie b, ma reputo comprensibile che uno preferisca fare un cinepanettone piuttosto che lavorare in un call center.

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  6. Prostituzione? Si chiama LAVORO. Di arte non si vive, gli artisti sono perlopiù un mucchio di falliti che giustificano il loro fallimento col fatto di essere artisti.

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    1. concettualmente sono d'accordo, però è un discorso troppo estremista. per dire: ci sono un sacco di lavori inutili, inventati di sana pianta dalla società in cui viviamo, e senza alcuna utilità per i bisogni primari dell'uomo. perlomeno l'arte può essere piacevole.

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    2. e perchè, la prostituzione non è un lavoro?

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    3. A parer mio l'arte piacevole, l'arte che da' benessere non è arte, Al limite è espressione, intrattenimento.
      La prostituzione certo che è un lavoro, è il tuo discorso che non fila. Usare il proprio talento per lavorare, anche in un progetto che non ci piace, non è certo degradante come vuoi farlo intendere tu. Sarebbe degradante, invece, rifuggire un'occasione di lavoro ricercando a tutti i costi il progetto che ci piace.
      Tra i lavori inutili c'è, appunto, quello di attore, o di cantante o di pittore. Sta a chi lo fa' dargli una validità a livello sociale. Se da quel lavoro entrano dei soldi poi questi verranno investiti in altre attività e così via, contribuendo a muovere un circolo ben più grande dentro la comunità. In questo caso non è inutile per niente. Stare con le mani in mano, invece, non muove nulla.

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    4. No, vedi, non lo ritengo degradante. Però lo vedo molto simile alla prostituzione. La mia similitudine non vuole intendere qualcosa di immorale ma, come il sesso a pagamento, si tratta di fare qualcosa di artefatto e per fini materiali a qualcosa che potrebbe essere spontaneo e per fini passionali, istintivi o ludici. Si tratta di ridimensionare qualcosa di magico e confezionarlo, ricostruirlo e utilizzarlo all'occorrenza. Stimo gli artisti che campano della propria arte, magari ci riuscissi anch'io. Però, quando quest'arte si riduce a qualcosa di veramente basso e popolare senza alcun valore, per me è prostituzione, giusta e onesta prostituzione. La faccio anch'io, ma di prostituzione si tratta.

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    5. *rispetto a
      mi son mangiata alcune parole. vabbè

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    6. sono d'accordo con te su questo: "manomettere", "snaturare" le proprie opere per le necessità commerciali è prostituzione. ci sono sempre state, ci sono e ci saranno sempre persone che vanno a puttane (in tutti i sensi) quindi non c'è da sorprendersi, e non c'è da biasimare un lavoro del genere. alla fine il meccanismo domanda-offerta è fondamentale in ogni ambito economico.

      detto questo: io non lo farei, altra gente non lo farebbe. perché la gente preferisce sputtanarsi/pulleggiare (artisticamente) invece di trovarsi una vera occupazione o farsi conoscere a modo proprio?

      ripeto che io la trovo pigrizia, o mancanza di talento, o difetto di carattere.

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    7. ma non è vero, tu lo fai XD

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    8. ah, sì? :^)

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  7. mi sa che ci siamo un po' persi il fulcro del discorso :)
    sono cose di cui è più divertente parlare di presenza, almeno ci si capisce...e non ci si risponde dopo ore, o giorni :)

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  8. Io non sono curiosa affatto perchè sveglio quanto possa essere nei suoi video non mi pare proprio persona che possa amabilmente intrattenermi con la sua produzione letteraria. La cosa che invece mi turba - di più: mi infastidisce - è il fatto che sto ragazzetto sta uscendo con una campagna pubblicitaria degna di quelle di Saviano e Camilleri ed ha solo 25 anni e un'esperienza in campo editoriale praticamente nulla. Per quanto ne so potrebbe anche essere il nuovo genio indiscusso della letteratura mondiale, ma credo che ce ne siano centinaia bravi almeno quanto lui che le case editrici non si cagano perchè non si chiamano Willwoosh...Iddio -.-"

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    1. saviano e camilleri fanno cagare, il problema è che non lo puoi scrivere in pubblico (tipo nei blog) perché sono ricchi e cattivi e ti fanno causa. non dite mai a nessuno che saviano e camilleri fanno proprio cagare, che non sono in grado di scrivere in italiano e che fanno successo "involontariamente" solo perché hanno idee banali, che banalmente si infiltrano nei cervelli della gente che li legge mentre guarda i teletubbies in TV. magari saviano e camilleri sono "l'uomo nero" che ci vive sotto al letto e si riempie di polvere, però voi non scrivetelo, sennò vi fanno causa. e non pensatelo nemmeno, perché si sa: l'uomo nero c'ha i poteri, ed è cattivo e impolverato.

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    2. La differenza tra il semplice e il banale la farà sempre la storia: se duri nel tempo hai scritto e/o comunicato cose semplici percepibili da una gran massa di persone ma sicuramente degne di una qualche nota, se hai composto una cosa banale ma di grande impatto il destino è quasi certamente di chiudere velocemente. L'importante è fare cose "dignitose" perchè la maggior parte del popolo, da che mondo è mondo, è semplice! Anche tra gli autori esistono menti "semplici" (che non vuol dire banali) e quello comunicano. Esistono autori, scrittori, compositori peraltro a cui non piace minimamente essere il beniamino di "pochi eletti" ma trovano soddisfazione solo nella grande comunicazione e successo, quindi non tutti si adattano a questo per gioco forza ma a molti piace proprio così. Certo è che il riuscire a comunicare ad una grande massa una cosa "difficile" per certi versi credo sia il top. In realtà è un mondo ampio dove uno troverebbe da discutere per anni.

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    3. No, Anonimo, scusa non ti conosco ma hai detto tu una serie d banalità. Non stavo discutendo il contenuto, io non leggo nè Saviano nè Camilleri, non sono proprio il mio genere ma sono persone che fanno gli scrittori "di mestiere". Se vogliamo portare agli estremi questo discorso se Feltrinelli producesse lo stesso polverone mediatico che sta producendo per Scilla non so, per Moccia, mi darebbe meno fastidio perchè per carità scrive libri discutibilissimi ma almeno ha già scritto un po' di cose e (inspiegabilmente) ha un grande seguito. La cosa che discuto è tutto questo casino organizzato attorno al ragazzetto spuntato dal nulla: chi è questo? che ha fatto nella sua vita? due video su youtube e un cinepanettone. Bel curriculum, Tolstoj impallidirebbe...

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    4. mica ho detto di essere originale. dimmi dove l'ho detto, e ti dirò "beh, il tuo appunto (o contrappasso) sulla mia banalità è sensato". tra l'altro non so, sarò anche banale, ma non me li figuro tutti questi critici e/o lettori che se ne stanno lì a commentare che saviano e camilleri sono (a turno o contemporaneamente) l'uomo nero che ci vive sotto al letto. perdipiù ho anche visto la cosa dal punto di vista del cupo incubuccio personificato: sta lì a impolverarsi e nessuno ne parla né ha rispetto per il ruolo che ricopre. mi sembra tutt'altro che banale: mi sembra una tematica sociale.

      comunque, tornando a noi: mi spieghi che senso ha il tuo discorso? se camilleri, saviano e altri personaggi non sono capaci di scrivere che mi cambia se sono "professionisti"? sono professionisti perché qualcuno ha investito su di loro sfruttando la tematica o il personaggio, facendoli dunque diventare dei casi e fargli vendere più copie. un po' come stanno facendo con WILLWOOSH. come faccio a considerare "professionista" qualcuno incapace di svolgere la sua "professione"? io non progetto shuttle per la nasa se non so nulla sulla forza di gravità.

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    5. A che serve far pubblicità a degli scrittori che già tutti conoscono? E' solo un bene che un ragazzetto saltato fuori dal nulla abbia ampio spazio mediatico, è una meritocrazia di merda perchè si basa su quanto uno riesce ad attirare l'attenzione delle masse e non sul talento effettivo, però insomma, tira aria di novità e di giovinezza e questo non può che essere un bene. Sempre se non si tratti di un libro oggettivamente dimmerda tipo Cento colpi di spazzola, ma questo lo scopriremo solo dopo averlo letto.

      Comunque, Amaranthine, non ho mai capito la tua ricerca di originalità a tutti i costi che più volte hai dimostrato attribuendo l'aggettivo "banale" ad ogni opinione che non condividi. Non è che se uno dice che la terra è a forma di trapezio è per forza lodevole, così come uno non è da biasimare se nomina la rotondità dei pianeti. E' una visione limitante, non trovi?

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    6. essendo diventato il rappresentante ufficiale della banalità, voglio dire un'ultima cosa banalissima per restare in tema: cara "zucchero nero" (eh, cara M. come ci si deve chiamare oggidì), cara "zucchero nero", tu parli della "ingiustizia meritocratica" che porta alla ribalta solo "scrittori/artisti" che riescano ad autopubblicizzarsi attirando l'attenzione. ma dimmi: tu non hai mai letto chessò una "frase ad effetto" in un romanzo? non hai mai visto, o sentito dire, di una "presa di posizione" di un dato artista? a me sembra che chiunque produca qualcosa "di valore" (che qualcuno, più giù, definirebbe "qualcosa destinato a durare") chiunque produca qualcosa di valido usi dei mezzi mediatici che gli permettano di fare un dolce-mite compromesso tra il suo inconscio sfrenato e scoordinato e le necessità di farsi comprendere, da una "platea-pubblico" più o meno vasta (anche una persona sola, se scrivi o dipingi per la persona che più ti sta a cuore nel nostro mondo congelato). dunque sai come attrarre l'attenzione mantenendo la tua "integrità", e la tua "personalità", e la tua "voce". conosci i mezzi, ma scegli di applicarli solo a un settore di produzione artistica: perché? è disonorevole credere in quello che si fa? avere consapevolezza, essendo onesti con se stessi, del proprio talento o dell'assenza di questo?
      penso che l'integrità stia in altro, nell'essere "fedeli" al proprio percorso, non nelle strade con cui cerchi di rendere noto quello che hai raggiunto.
      ma comunque, io sono quello banale, e magari sono anche un prostituto, e sono così radicato nella mia banalità prostitutoria che neanche me ne accorgo.

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    7. Ouff. Lo sai che mi prostituisco anch'io in senso intellettuale, con tutti questi discorsi non intendevo dire che trovo disdicevole qualunque cosa che non implichi il restarsene nell'ombra a rimuginare tenendo il mondo all'oscuro del proprio operato. Parlavo di meritocrazia dimmerda solo perchè si basa sulla fama e non sulla qualità, con questo non voglio dire che Willwoosh scriva male eh, non l'ho mai letto. Se un editore volesse pubblicare in base alla qualità potrebbe, per esempio, far un concorso letterario ed ingaggiare nella giuria dei mostri sacri. In ogni caso è un segno positivo il fatto che abbiano pescato un giovincello qualsiasi senza esperienza, vuol dire che si è comunque aperti alle novità.

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    8. e che ce vo fa mi limito a rincorrere l'originalità cercando quanto meno di ammettere i miei limiti, quando e se ho la fortuna di vederli. c'è chi ha un disperato bisogno di farsi notare e si erge sopra un pilastro sputando sentenze sul mondo e poi fa finta di nulla scandalizzandosi quando riconosce nel prossimo i propri identici errori. credo sia un meccanismo di difesa (affatto banale). per il discorso di willwoosh evidentemente non sono stata in grado di trasmettervi il mio pensiero e me ne dolgo, parlavo semplicemente di marketing, non di letteratura. se dobbiamo parlare di letteratura le novità ben vengano ma come ben sappiamo uno scrittore prima di diventare visibile al grande pubblico deve far gavetta. in questo particolare caso non vedo alcuna gavetta. è quanto meno un'ingiustizia.
      E' sempre un piacere seguire il tuo blog Morg :)

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    9. cioè...non è per "sparare sulla croce rossa", tu hai chiesto scusa e io dovrei stare zitto e lasciar stare...ma non capisco: che gavetta dovrebbe fare uno scrittore? ora mi scuso io: scusami per la domanda "fuori tempo" amaranthine mess, ma è un concetto nuovo e misterioso per me. quindi ripeto: che gavetta dovrebbe fare uno scrittore? semplicemente se il suo "lavoro" non è pronto, rimanda. fine della storia. non è che devi essere uno scrittore per forza, puoi anche zappare i campi, o filare le tuniche degli zappatori. almeno, come ho scritto sotto, sono lavori utili.

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    10. Appunto, riguardo al marketing è normale che si sponsorizzi lo sconosciuto piuttosto che il conosciuto, no? Poi secondo me uno scrittore non deve fare nessuna gavetta, può anche scrivere il romanzo del secolo all'improvviso così come può rompersi il culo per anni in articoletti di serie b. Cmq sì, dovrebbe essere un meccanismo di difesa, ti ricordi, ti avevo parlato delle mie ipotesi in proposito tempo fa e ai tempi avevi liquidato il tutto seccamente, mi fa piacere che tu stia continuando a rifletterci sopra, cmq non ti arrovellare su ciò che dicesti di me, almeno io non ho mai pensato che le tue "sentenze" fossero dovute al bisogno di farsi notare. Ma poi stiamo parlando di willwoosh, che c'entra.

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  9. Chi ha passione per un "ramo" artistico non fà e non deve fare distinzioni artistiche all'interno di esso. Nello specifico puoi avere grandi e spiccate differenze ma se a uno piace scrivere preferirà scrivere, qualunque cosa ma scrivere. E se non riuscirà a fare ciò che più gli piace spesso sarà per varie e molteplici circostanze non ultima la fortuna che con il talento non c'entra nulla. Chi ha talento lo dimostra in tutto ciò che fà e riuscirà a farlo bene, anche se non è precisamente quello che desiderava. Certo è che nell'arte esistono cmq limiti minimi di decenza invalicabili oltre i quali è un "creare a caso" e in questo caso, anche se arriva a molti, non vuol dire che sia arte. Purtroppo con l'aumento di anno in anno di un degrado culturale generalizzato si è spostato in avanti (o indietro) questi limiti e diventa sempre più difficile capire il buono e il meno buono. Sinceramente ho sempre creduto poco al "genio incompreso", ciò poteva accadere fino a moltissimi anni fà, ma nel mondo "moderno" è meno ammissibile. E cmq tutto dipende da quale parte stai e a quale intendi rivolgerti. Se riesci a pieno in quello che fai, e soprattutto ti piace, è difficile poter giudicare.

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    1. il tuo discorso è contraddittorio: ne emerge che il "ramo artistico", essendo costituito di opere "emesse sul mercato", è costituito, nonché costruito, fondato, storicizzato e altro, dal PUBBLICO, dai CONSUMATORI. poi (anzi prima) dici che chi ha passione per quel dato "ramo" non fa e non deve fare distinzioni artistiche.
      come potrebbe un grande artista, o un grande scrittore, non fare differenze tra il suo fruttivendolo e, perlomeno, se stesso? se tu fossi un grande artista, ti riterresti galvanizzato se l'opera in cui hai profuso gran parte di te stesso viene messa da parte "per un piatto di lenticchie" secche da incorniciare in cucina?

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    2. non fare differenze artistiche all'interno di un ramo mi pare eccessivo. se io scrivessi le sceneggiature per il grande fratello lo farei sì volentieri, ma mi vergognerei parecchio.

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    4. Và anonimo che io mica l'ho capita la tua risposta sai? :) Si Morghy sono d'accordo ma confermi la mia tesi: meglio scrivere per il grande fratello che lavorare in un tabacchino e poi la sera, nella solitudine casalinga scrivere ciò che ti pare e piace. E sono d'accordo su "è lavoro e non prostituzione". D'altronde ogni lavoro lo è più o meno sempre. Intendevo dire: non che piaccia tutto ciò che accade all'interno del tuo ramo o passione ma in generale non possono essere fatte discriminazioni estreme da un punto di vista "produttivo". Proprio per la passione che ti lega a tale arte. E poi esistono 2 spetti fondamentali ben distinti: uno è il produrre l'altro è l'aspetto ludico, ossia la semplice lettura o ascolto. Nel secondo caso le distinzioni personali e l'esclusione di molte cose sono assolutamente lecite ma nel caso della "produzione", anche se non rispetta i tuoi gusti, può essere sempre gratificante perchè in qualunque forma d'arte (anche se su commissione) c'è sempre spazio per far valere un minimo di personalità. Voglio dire che chi scrive per Cioè non ha certo studiato per fare ciò ma, anche se non certo al settimo cielo, sarà sempre contento di fare quello che in generale voleva fare. A casa, la sera, eventualmente avrà il suo spazio per potersi esprimere come meglio crede. Quasi tutti i grandi artisti, prima di diventare tali e potersi permettere il lusso di essere "solamente" loro stessi sono passati da tali compromessi e certamente gli sono serviti anche dopo. Perchè si impara sempre qualcosa. "L'artista" che lo vuole diventare ad ogni costo e che và dritto come un mulo senza accettare nulla non parte certo bene e in ogni caso deve sperare di essere un talento raro per poter arrivare. E poi ci sono scelte nella vita: chi è ostinato molto spesso sceglierà di fare un'altra professione per mangiare e che allo stesso tempo gli possa permettere, in altro, di fare ciò che vuole. Ma esiste chi sceglie cmq di abbracciare la sua passione accettando di buon grado compromessi perchè alla fine vorrà dire, nel bene e nel male, essere tutto il giorno a contatto con ciò che più ti appassiona. Mozart (e come lui tanti altri geni) ha scritto su commissione la maggior parte delle sue opere e nonostante ciò sono capolavori. E magari nemmeno a lui piacevano tutte. Se uno, pur di rimanere "presente" sulla scena, accetta varie cose non proprio soddisfacenti "artisticamente" non si sminuisce certamente. La propria dignità sarà sempre al di sopra (in teoria). E poi ci sono le bollette da pagare. E vi garantisco che è molto soddisfacente pagarle sfruttando la tua passione originaria. A prescindere dall'aspetto estetico o da quello che ai fini pratici sei "costretto" a fare. E poi non dimenticate che nell'arte è pieno di persone "non arrivo all'uva ma tanto era acerba". Scrittori come Camilleri ce ne saranno potenzialmente a decine ma evidentemente lui ha una marcia in più. Non crederete mica che case editrici, etichette o quant'altro puntino sul primo a caso? E' ovvio che non stanno a farsi certamente seghe mentali artistiche (anche giuste eh) però i veri "talent scout" sapevano bene cosa valeva e cosa non. E il concetto è sempre stato "vendere con le cose migliori". Se arriverà uno che scrive le stesse cose in maniera migliore allora sarà "migliore", chi scrive altro, anche se più impegnato e difficile, è solamente diverso. Che poi oggi il degrado culturale e sociale sia notevole questo è vero e chiaro e porterà sempre di più ad un decadimento qualitativo ma io mi riferisco più che altro ai concetti "base".

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    5. massimiliano agati, mi dispiace tu non abbia capito il mio commento, penso avresti risparmiato molti caratteri. anche perché - non so come dirlo diversamente, però non voglio essere offensivo - penso che tu abbia una visione "semplificata" di queste cose.

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    6. Sì, meglio scrivere per il grande fratello che lavorare in un tabacchi. A mio parere è comunque simile alla prostituzione.
      "Non crederete mica che case editrici, etichette o quant'altro puntino sul primo a caso? E il concetto è sempre stato "vendere con le cose migliori""
      Ehm, no. Il concetto è vendere, punto. Altrimenti non ci sarebbero le biografie dei calciatori.

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    7. si hai ragione. Sono solo trent'anni che pago bollette con "l'arte". E sono gli stessi trent'anni che vedo pagarne ad altri. E soprattutto ho visto molti che si definiscono "artisti" non riuscirci. Però hai ragione tu ;-)

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    8. io invece ho visto molte persone fare molto più di te e non definirsi artisti.

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    9. Ok, ho omesso un piccolo particolare: "possibilmente" vendere con le cose migliori. Ma visto che esistono i sempliciotti produrremo pure per loro (vedi esempio esatto di biografie calciatori)

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  10. Va' che casino solo per aver scritto "Willwoosh" °_°
    Di tutta questa storia è sconsolante vedere come gli sia stato pubblicato un libro praticamente perchè è famoso, e va bene che le case editrici sono aziende, però che palle.
    Poi magari sarà anche una bella storia, ma non me lo toglie nessuno dalla testa che prima di lui ci saranno state persone molto più brave, scartate solo perchè la sola faccia di Willwoosh assicura le vendite.
    Diciamo che è un sistema un po' di cacca, colpa del lettore medio che spinge le aziende a sponsorizzare determinati tipi di prodotti (o - in questo caso - di autori).
    Per il resto inutile prendersela con Guglielmo, è un ragazzo che ha avuto fortuna, posso solo sperare che sia in grado di meritarsela xD

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    1. Si infatti. Meritocrazia dimmerda perchè basata sulla fama e non sul talento effettivo. Il lato positivo è che comunque sempre di meritocrazia si tratta e quindi c'è spazio per le novità. Prendersela con Guglielmo non avrebbe senso nemmeno nel caso si tratti di uno scrittore incapace. Io comunque spero di trovare cose buone dentro a quel libro.

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    2. L'idea di fondo non sembrava male, ma la cosa importante è come la sviluppa u_u facci sapere **

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  12. i video di sto tizio mi sono sempre sembrati spaccio di banalità e luoghi comuni ggiovani a bimbeminkia, tardone & altra fauna equipollente (a cui piace anche perché è bono). tra l'altro è la versione criptogay italica di shane dawson, youtuber mmerigano.

    cmq come viene detto in un commento qui sopra la maggior parte della gente è semplice e ha gusti semplici, ma è da ipocriti o ingenui pensare che questo non generi quasi sempre banalità e sfruttamento di quest'ultima. è un punto di vista che dipende drasticamente da dove ci ritroviamo posizionati sul grafico della distribuzione gaussiana della profondità umana.

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    1. se ti sembra banale willwoosh, forse non conosci ipantellas oppure federico clapis XD

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  13. uhm...il ragazzetto mi puzza tanto di pennivendolo stile fabio volo, è solo un mio modestissimo parere ovviamente

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    1. non zo, non zo. non ho ancora avuto tempo / voglia di leggerlo. prima o poi me ne farò un'opinione.

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