Zucchero Nero
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11/03/13

Il mago di Oz, il libro

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Con l'uscita del film Il grande e potente Oz mi sono improvvisamente ricordata di Dorothy. Era tanto che non pensavo a lei. Ok, io ho un debole un po' per tutte le fiabe ma la storia di Oz è particolarmente bella, ha un certo nonsochè. Ho letto da qualche parte che Frank Baum abbia ficcato dentro dei significati politici di cui non sono a conoscenza.



La storia del mago di Oz era una delle mie preferite a causa di quel nonsochè. Da piccola ho visto prima il film "Ritorno a Oz" e solo dopo anni ho letto il libro. Mi ero letteralmente innamorata di quel film, avevo un debole per Tic Toc, adoravo il suo modo di camminare ed ero andata in fissa per le galline a causa di Billina. Tentavo ripetutamente di dialogare con le galline di mia madre che si rifiutavano di collaborare. E i ruotanti? Avevo difficoltà a capire quale fosse la testa e quale il cappello.
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Come forse già sapete, amo lamentarmi del fatto che da bambina abitavo in culonia dove non esistevano (e non esistono) librerie e fino al liceo non ho mai avuto libero accesso alla civiltà. Non esisteva lo shopping online, e quindi le occasioni di far rifornimento di libri erano veramente scarse. Mi sento la piccola fiammiferaia. Sapete che centellinavo la lettura dei miei tesori cartacei sforzandomi di non finirli troppo in fretta? Sapete che per esasperazione mi compravo gli Harmony dell'edicola e me li leggevo in tenera età? Sembra una stronzata, ma provate ad immaginare di essere alti un metro, essere relegati nei monti di Heidi senza libri e dipendere completamente dalle scelte di due giganti. Ohimè, non piangete per me, sono già morta.

Ok, chiudiamo l'angolo lamentela e riprendiamo il discorso mago Oz. Queste foto ritraggono il mio preziosissimo libro illustrato con copertina rigida pagato tredici mila lire.
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Il leone codardo! Dolcino, lui. Spero vivamente che il film "Il grande e potente Oz" non sia il solito scempio in stile "Alice in Wonderland". Tanto non sarà mai all'altezza di "Ritorno a Oz."

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Sto pensando che nel parlare di libri non ho mai scritto una recensione vera e propria. Forse non mi sento in diritto di star lì a recensire, insomma, la parola "recensione" suona un po' come "giudizio universale" e chi sono io per puntare il dito e giudicare? Molto meglio chiamarle seghe mentali.

3 commenti:

  1. eeeh, meno male che sei cresciuta lì
    la città ti insegna solo ad attraversare la strada, e a sentirti in diritto di scrivere qualunque "recensione" o "sproloquio etico-morale" su quello che vedi,senti,pensi mentre la stai attraversando

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    Risposte
    1. ps: per caso lì manca anche la cioccolata?
      chi se ne frega: se c'è fa schifo, quindi torna e te ne regalo un po'. magari con un po' di vino, che si sa: in campagna il vino lo producono, ma nessuno lo beve.
      vuoi fare l'alcolizzata davanti ai tuoi conoscenti/parenti d'infanzia?
      il tuo ritorno cioccoetilico in città sembra inevitabile

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    2. Finisco delle cose e torno, qui in mezzo al niente sono più concentrata. Ho un po' di novità per te (e anche per me) rispetto al progetto del tu sai cosa, non si può fare perchè non abbiamo referenze e c'è troppa concorrenza. Ma ho un piano b. Pazienta e prepara la birra.

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