Zucchero Nero
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08/08/12

Psicologia del male


"Sono davvero poche le persone che, in quanto "cattive", compiono il male in maniera deliberata perchè amano farlo. Nella stragrande maggioranza dei casi, la violenza estrema origina da normali processi psicologici ed è perpetrata da individui comuni in circostanze straordinarie."
Pietro Bocchiaro, Psicologia del male



Il messaggio che si legge tra le righe di questo libro è: le tue azioni dipendono quasi unicamente dalle situazioni e non dalle tue scelte. Difficilmente sfuggirai al tuo destino, scritto dal caso. Rabbrividisco.

Diversi esperimenti hanno dimostrato che un'alta percentuale di persone comuni si trasformano in spietati torturatori in determinate situazioni. In particolare i soldati e le forze dell'ordine che, a causa di una predisposizione naturale per l'obbedienza e l'abitudine di non usare la materia grigia contenuta nel loro cranio, di fronte ad ordini insensati, mostrusi, disumani, semplicemente agiscono, come dei piccoli robot.

Beh, mi pare giusto, pensate che casino se tutti i soldati pensassero prima di agire. Niente più guerre, niente più stragi. Un disastro mondiale.

Lì per lì mi sono incazzata. Evviva la deresponsabilizzazione. Tutti danno la colpa dei propri errori alle circostanze con la scusa del "chiunque lo avrebbe fatto al mio posto" o peggio "non mi rendevo conto di quello che facevo". Si, mettiamoci anche il carico, come propone l'autore mettiamo delle attenuanti di pena che tengono conto delle situazioni, e la frittata dell'eterna giustificazione umana è servita.

psicologia del male libroPovero Caino, eri solo geloso di tuo fratello perchè sapeva fare tutto e tu eri un incapace, è comprensibile che tu gli abbia fracassato la testa su un sasso. Assolto con bacio accademico! Che cacchio di discorso è? Un pò come l'attenuante per gli stupratori nel caso in cui la vittima indossi la gonna. In pratica conviene stuprare fanciulle d'estate, così ti fai meno anni di galera.

Cari signori della giuria, propongo un'evirazione collettiva.

Col senno di poi, penso che l'autore abbia in qualche modo ingigantito il concetto, che di per sè è giusto, ma va preso con le pinze. E' vero, subiamo un'influenza significativa dalle situazioni, ma la decisione finale secondo me spetta a noi. In fondo, negli esperimenti la percentuale delle persone comuni che decidono deliberatamente di torturare è alta, ma non tutti lo fanno. L'autore sottolinea che anche la scelta di una condotta lecita probabilmente è dettata da piccole variazioni delle circostanze. Insomma, un eroe è tale perchè il caso ha fatto sì che lo fosse. Io non credo.

Sono convinta che non siamo dei pezzi di pongo nelle mani del caso. Forse in parte, ma non del tutto.

11 commenti:

  1. http://www.youtube.com/watch?v=7dYMC0LkOSE

    consiglio anche di leggere il primo commento
    (28 pollici in sù)

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  2. altro capolavoro estivo

    http://www.youtube.com/watch?v=iRiWSmGz5E8


    e infine la combo decisiva

    http://www.youtube.com/watch?v=Pr7cieHOMtI


    by MuàMèm

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  3. Hai mai sentito parlare dell'esperimento di Stanford?

    http://www.prisonexp.org/italiano/

    PS:
    Ringraziamo MuàMèm per la sua violenza gratuita verso i nostri cervelli

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    1. si. se ne parla anche in questo libro, tra l'altro ci hanno fatto un film, "the experiment". l'hai visto?

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    2. no, mi manca :D
      dovremmo ricominciare a condividere i nostri bizzarri gusti cinematografici

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  4. Temo che qui si sia letto un altro libro, probabilmente con solo lo stesso titolo di quello che ho letto io, e nient'altro.
    (Resta comunque affascinante constatare come spesso si abbia così tanto bisogno di credere in un'idea e di difenderla da trascurare a priori ogni alternativa, anche più ragionevole, che possa minare quell'idea. È molto romantico, fa tenerezza).

    Consiglio una rilettura openminded.

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    1. cosa, secondo te, non ho colto?

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    2. La domanda giusta sarebbe Cosa ho colto che nel libro non c'è.

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    3. guarda che il tuo punto di vista mi interessa davvero :) ho leggiucchiato il tuo blog, scrivi benissimo. ma se non spieghi che cosa ne pensi tu, del libro, diventa difficile capirsi.

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