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29/06/12

Barriere architettoniche: come complicare la vita altrui




In un video realizzato da IKriui, Chiara Negrini ci racconta quanto è difficile muoversi a Milano per un disabile. Scivoli, pedane, ascensori, macchinari per spostare la sedia a rotelle lungo le scale: a Milano c'è quasi tutto, peccato che spesso i macchinari non funzionano, gli ascensori sono fuori servizio o gli scivoli sono troppo in pendenza. Se una città come Milano è difficilmente agibile per un disabile, secondo voi come sta messa il resto dell'Italia?


Insomma, i disabili non hanno il diritto di fare i turisti senza qualcuno che li accompagni. E fin lì uno dice ok, non posso fare la bella vita, è una gran rottura di palle ma me ne farò una ragione. Certo. Peccato che la rinuncia al fancazzismo sia decisamente il male minore. Peccato che ci siano barriere architettoniche nelle università, negli ospedali, nelle usl, ovunque.


Mi dà molto fastidio la presa per il culo. Dalle mie parti si chiama "lavata di faccia". Abbattere le barriere architettoniche in maniera fittizia e rendere la città e gli edifici pubblici a misura di disabile solo per finta, tanto per aderire alla legge, quando in realtà dei piccoli dettagli rendono la maggior parte delle agevolazioni del tutto inutili.

Capisco che è difficile ridimensionare tutte le città e tutti gli edifici pubblici a misura di disabile, ma se decidete di provare a farlo evitate di prendere la gente per il culo. Se decidete di sbarrare la strada ai disabili mettendogli letteralmente i bastoni tra le ruote proprio come state attualmente facendo, quantomeno assumetevi la responsabilità delle vostre scelte. O è troppo immorale?

Quando qualcuno reputa ingiusto qualcosa che ha voglia di fare, di solito lo fa lo stesso ma di nascosto, convinto che nessuno se ne accorgerà mai.

I percorsi pedonali per ciechi, per esempio, sono la barzelletta più eclatante. Quelle robe di gomma sui marciapiedi dovrebbero servire a guidare i ciechi. Fateci caso: oltre ad essere spesso dissestati, spuntano come i funghi nei posti più improbabili e poi spariscono. Bisognerebbe avere una vista da aquila per beccarli. A Roma invece i percorsi per ciechi sono onnipresenti, perchè l'utilizzo di un linguaggio brevettato da poco che nessun cieco conosce ha fruttato tanti quattrini. In pratica quei percorsi non servono a nessuno.

L'unica soluzione è quella di far fioccare le denunce in stile romantica nevicata invernale.  Ecco dei links che possono essere utili:

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