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22/02/12

Geni da legare. La génie et la folie en peinture, musique, littérature

Il saggio "Geni da legare" di Philippe Brenot è, al di là del titolo fuorviante e della copertina idiota che qualche coglione ha pensato bene di attribuire alla versione italiana, uno studio affascinante sui disturbi psichici degli artisti più geniali della storia.
Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi
"Allora, secondo lei, dottore, tutti i romanzieri sono dei nevrotici?" si domanda André Maurois in Terra Promessa. "Per l'esattezza" egli dice "sarebbero tutti dei nevrotici se non fossero romanzieri. La nevrosi fa l'artista e l'arte guarisce la nevrosi."

L'esaltazione creatrice si trova spesso affiancata alla melanconia, alla depressione, agli stati maniacali. Biografie, autobiografie o patobiografie lo confermano ampiamente.
L'autore, che si è interessato a queste esistenze fuori dal comune, è arrivato a conclusioni veramente sorprendenti: le arti legate al linguaggio e le arti non verbali - plastiche e musicali - non sono sullo stesso piano di fronte alla follia. Gli scrittori sono più vulnerabili rispetto alle turbe mentali.
Al contario della maggioranza dei pittori e dei musicisti, poi, sono in molti a mimetizzarsi dietro ad uno pseudonimo, quando non si dia il caso di prendere in prestito, di volta in volta, nomi diversi, di fantasia, come Pessoa.
Geni da legare, Proemio


La carta bianca, l'inchiostro, la penna mi spaventano, diceva Cocteau. So che si coalizzano malignamente contro ogni mia volontà di scrivere. Le pagine ancora bianche di Geni da legare devono aver esercitato su di me lo stesso sortilegio, se mi è stato indispensabile ricorrere ad un espediente particolarmente subdolo per vergare queste righe, che si sono concretizzate solo grazie all'ascolto ripetuto, sistematico ed instancabile dei ventiquattro preludi e fughe di Dmitrij Sostakovic.
Philippe Brenot

1 commento:

  1. Titolo originale: La génie et la folie en peinture, musique, littérature

    E' tipico degli editori italiani pensare che il lettore medio sia un idiota o un bambino di 5 anni, quindi non meravigliarti se anche la copertina sia fuoriluogo ( Leonardo Da Vinci...)

    Ricordo un "C++, Guida Completa" che il lingua originale era "C++, a beginner's guide", quindi assolutamente non completa, quando quell'autore ha effettivamente pubblicato un libro chiamato "C++, The Complete reference" che è completa e grande il triplo, quindi ti considerano un cretino e cercano pure di ingannarti con i titoli.

    Un altro caso divertente è "The Long Dark Tea-Time of the Soul" che in Italia è tradotto con "La lunga oscura pausa caffè dell'anima", come se fosse troppo complicato capire che trattandosi di un inglese fa la pausa tea invece che la pausa caffè, pure io di solito faccio la pausa tea!
    Mi chiedo se dentro il libro ogni volta hanno cambiato tea con caffè...

    e ora basta che sto andando offtopic xD

    L'idea che un artista riesca con l'arte a sottrarre libido alle sue nevrosi trasformandola in opera l'ho letta un sacco di volte. Freud per primo vedeva l'arte come sublimazione e gli artisti come tendenzialmente introversi e nevrotici, lui giustifica il fascino di un opera d'arte al fatto che le nevrosi dell'artista manifestate nell'opera comunicano con le nevrosi di chi fruisce l'opera.
    Jung poi si libera dell'idea che l'origine dell'opera debba essere frutto del vissuto psicologico dell'autore, un artista può attingere a materiale non suo o non strettamente suo, come l'inconcsio collettivo.
    Brenot da che parte sta?

    Un libro solo su questo argomento è molto interessante, quando finisco di leggere il libro che tu e Alice mi avete costretto a leggere me lo presti? :)

    ( Dio, perchè mi sono dato all'informatica?)

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