Zucchero Nero
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23/07/11

Il castello

<<Non ce la farò a sopportare questa vita. Se vuoi che rimanga con te, dobbiamo andarcene da quì, nel Sud della Francia, in Spagna, ovunque.>> <<Ma io non posso andarmene, sono venuto per restare e ci resterò.>>, disse K. E con una contraddizione  che non si curò di spiegare, soggiunse, quasi rivolgendosi a se stesso <<Cosa avrebbe potuto attirarmi in un paese desolato come questo, se non il desiderio di rimanere?>>
Franz Kafka, Il castello  

escher

Ok, avevo evitato come la peste questo libro perchè sapevo che mi sarei incazzata da morire. Se già sono andata su tutte le furie con "Delitto e castigo" in quanto finisce in maniera ambigua e avrebbe dovuto avere un seguito che il vecchio Fedor ha infine deciso di non scrivere,  figuriamoci con "Il castello" che è proprio incompleto. Ma alla fine mi sono decisa. Insomma, un'opera del mio Franz scritta di getto e pubblicata tra l'altro senza la sua volontà, non potevo di certo perdermela per via della mia suscettibilità. Non ricordo dove diavolo ho letto i dettagli del modo in cui è avvenuta la stesura del castello, non so se nella sua biografia o nei diari, fatto sta che ho in mente lui che si sveglia dagli incubi e scrive tutto in un colpo solo in una sorta di trance. Ho anche un vago ricordo di lui che sta sempre al buio, vive solo di notte e si fa portare il cibo dalla sorella, ma non ne sono certa, forse l'ho sognato o forse ho rielaborato la metamorfosi a modo mio. Devo assolutamente rileggere biografia e diari, detesto confondermi su certe cose.

Le mie impressioni sul castello? Mi sbagliavo, non sono incazzata, sono sconvolta. In fondo non è importante come sarebbe finito. La maggior parte dei suoi libri angosciosi vanno a parare nella morte del protagonista, quindi immagino che questo avrebbe fatto altrettanto. Questo libro è il più terribile che io abbia mai letto. Peggio di Oblomov, del processo, di memorie dal sottosuolo e di altre robe abbastanza angoscianti ma mai quanto questo. Mi fa paura vedere l'illogicità che diventa logica e la logica che diventa illogica. Viene da chiedersi come fa la gente a chiamare horror Edgar Allan Poe o Bram Stoker che a mio parere di terrificante non hanno assolutamente niente, forse sono pazza ma ciò che mi scuote nel profondo non sono gatti neri che diventano assassini o pendoli pronti a spaccarti in due o mostriciattoli dotati di zanne, con tutto il rispetto per Dracula, Carmilla e compagnia bella. Ciò che mi scuote è piuttosto l'orrore che risiede nell'animo umano. Già nel processo era così, c'era la logica illogica, ma almeno lì il signor K. (che ha lo stesso nome del protagonista del castello, guarda un pò) si rendeva conto che ciò che gli stava accadendo era del tutto assurdo e non faceva altro che ripeterlo.

Nel castello invece K. si lascia pian piano assorbire dall'assurdo fino a diventarne parte. I suoi ragionamenti nel corso della storia vengono destrutturati, si lascia assorbire dal contesto illogico, sembra una vittima di quelle strane sette religiose che ti fanno il lavaggio del cervello e ti convincono che essere torturati sia giusto e logico,  mentre leggi ti domandi com'è mai possibile che non si renda conto, che stia ancora lì e che non fugga a gambe levate da quel mondo di matti.

Ciò che trovo più terribile è che Kafka non accenni minimamente a tutto questo, c'è questa voce narrante del tutto distaccata che racconta impassibile ciò che fanno e dicono i personaggi e lascia al lettore ogni opinione o giudizio. E in qualche modo perfino il lettore nel corso della narrazione si abitua dall'illogicità e non si stupisce più delle cose assurde che accadono, le trova normali, sembra che il lettore subisca lo stesso "lavaggio del cervello" del signor K. Per me non era assurdo ciò che è capitato alla famiglia Barnabas, ritenevo logico che una famiglia andasse in rovina a causa dell'atteggiamento di Amalia. Per me non era nemmeno assurdo il modo in cui i maestri trattavano Frieda e il signor K., o il fatto che un segretario accogliesse il signor K. a notte fonda nella propria camera d'albergo e ciarlasse continuamente affermando che era l'unico modo per riprendere sonno. Quando ho iniziato a ritenere logico che il signor K. volesse restare in quell'assurdo villaggio nonostante tutto, mi sono preoccupata.

Scavo nella mia vita e trovo tante situazioni illogiche che per abitudine o ingenuità o false speranze erano per me logiche. E sono certa che è lo stesso per tutti. Ho visto persone cambiare sotto i miei occhi e trasformarsi esattamente in ciò che disprezzavano. La mente umana è talmente debole. Ciò che ci sembra assurdo o intollerabile con la ripetizione diventa un dato di fatto, diventa parte della vita, diventa così ovvio che smetti di opporti e lo accetti. L'integrità, cos'è l'integrità? Come si fa a non assorbire dalla vita tutto ciò che di putrido ci accade? Come si fa a non diventarne parte? Ci vuole poco nel riuscire a forgiare una corazza potente che non permetta al putrido di entrare, ma è impossibile se non addirittura inumano imparare ad aprirla a comando per permettere l'accesso a ciò che non è marcio ma benefico. Non siamo macchine. E' per questo che crescere è davvero un gran casino. Diventi una statua di ghiaccio, oppure una spugna che assorbe tutto e volta bandiera a seconda di dove tira il vento, oppure tutte e due le cose, oppure non lo accetti e ti ammazzi, oppure francamente non lo so. Il castello è il libro più terribile che io abbia mai letto.

escher

3 commenti:

  1. Brava,hai detto bene,l'uomo è proprio come una spugna,morbida pulita come quando la apri la prima volta,la passi sotto l'acqua e gli rilascia sopra piccole particelle di essa che la fanno brillare,bene ora paragonala ad un bambino,ancora ignaro di tutto quello che è la vita la gente,e sopratutto i sentimenti,come tutte le belle spugne,con l'utilizzo si consumano,puoi risciacquarle quanto vuoi,diventeranno nere,rinsecchiranno e non rivedrai più quel brillare che aveva la prima volta.
    La persona cresce e come una spugna assorbe e rimuove tutti gli aspetti negativi,aspetti che ne lasciano i segni,puntualizzo ora che per quanto qualcuno non può essere daccordo,nella vita di piacevole c'è poco,prendiamo il nostro momento bello,ma dopo ne ripaghiamo almeno dieci orribili,è il prezzo della felicità,non può esistere se non accompagnata dall'infelicità,e se l'essere umano cresce anche formandosi una ipotetica corazza,cioè non lo distoglie dall'angoscia,stato sentimentale creato con il solo scopo di prevenire quello su cui è già passata una volta la spugna,e per quanto la persona si possa illudere di esser felice,dimenticare ciò che si ha vissuto ed evitare che riaccada fa parte di essa,e spaventarsi di ciò è come spaventarsi della vita stessa,l'angoscia è un altro condimento necessario che da il giusto gusto ad un piatto chiamato vita cara ZuccheroNero,non esserne spaventata. By Y.

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  2. Morghy, tesoro, abbiamo un problema serissimo!
    Quando clicco su "continua a leggere" il post mi appare per intero ma... senza il riquadro bianco di sfondo!!! Aaaaaaahhhhh!!!
    In sostanza mi escono le scritte nere sullo sfondo nero di base... Sclerooooooooooo!!!
    Che dici? La puoi dare una controllatina all'html per capire dove sta il problema?
    Pensavo fosse il mio fottuto pc-catorcio, ma nell'homepage i riquadri bianchi di sfondo me li visualizza...

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  3. @ Y:
    Oh certo, potrei rassegnarmi al fatto che la vita sia un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore, oppure continuare ad esserne spaventata e sforzarmi di cambiare qualcosa. Tra le due ipotesi non saprei proprio quale scegliere ;)

    @ Kukla:
    Cacchio. Ogni tanto scovo un tuo commento in cui mi fai notare i disastri grafici @.@

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