Zucchero Nero
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11/06/11

L'incantevole capacità di aver paura

"A quella festa, Giovanna, una nostra amica con la mania delle foto in bianco e nero, volle ritrarci accanto. Trovava affascinante che due gocce d'acqua differissero solo nel colore dei capelli. Ci avvicinò e ci disse di star ferme e di guardare dentro l'obiettivo. Ester si alzò, non voleva. Giovanna si eccitò:
- Ester, sai cosa mi piace di te? Quando stai davanti alla macchina fotografica guardi così male che sembra che ce l'hai con tutti.
Ester si fece seria, si risedette di fianco a me e si irrigidì. colse la sfida. Giovanna era furba, la conosceva bene. A me scappò da ridere perchè sapevo che quello poteva essere l'unico modo per far stare mia sorella ferma davanti ad una fotografia.
Con la mano mi coprii la bocca che rideva troppo, conscia che era uno sbotto isterico il mio e che Ester se ne stava rendendo conto.
Giovanna scattò la foto proprio in quel preciso istante.
Quello che rimase sta dentro ad una fotografia, in cui c'è tutto di noi.
In quegli occhi che ridevano c'era tutta la mia meschinità, il mio sfottere Ester, la mia invidia per la sua incantevole capacità di aver paura.
Nei suoi occhi c'era la presa di coscienza, lo sgomento, il suo mettersi sulla difensiva, la sua perdita di fiducia verso me.
In quella foto c'è quello  che poi siamo diventate: nemiche per sempre ma con l'incapacità di dividerci."

Cinzia Bomoll, "Lei, che nelle foto non sorrideva"

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