Zucchero Nero
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28/08/90

Neve

neve
Venivo sballottata da un ufficio all'altro dei miei, dal mio punto di vista si trattava di immensi parco giochi, con tutta quella cancelleria a disposizione c'era da sbizzarrirsi. Mentre aspettavo che mia madre finisse di lavorare mi piaceva disegnare, annusare l'odore nel nastro per la macchina da scrivere, guardare la forma di tutti quei timbri strani, poi magari sgattaiolare nelle stanze più chic, quelle della presidenza, che avevano quell'odore di antico tutto particolare. Ogni tanto guardavo il bidello che sfogliava il giornale fumando. Mi ero convinta che fumare e leggere il giornale fossero due attività da svolgere necessariamente insieme. Ad ogni modo, la mia attività preferita era quella di far finta di scrivere.  Avevo quattro anni e ancora non sapevo farlo. La cosa mi deprimeva parecchio, così scarabocchiavo robe senza senso imitando gli adulti e le facevo vedere a mia madre. Un giorno mi disse: guarda, hai scritto neve. A quanto pare, a forza di scarabocchiare, erano venute fuori delle lettere sensate. Ero veramente felice di aver scritto neve.

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